
L’ambasciatrice della musica ticinese
Il percorso dell’Orchestra della Svizzera italiana incontra quello di Barbara Widmer 15 anni fa. Ancora studente a Zurigo in Musicologia e Letteratura italiana, oltre che in canto, viene chiamata da Denise Fedeli (all’epoca Direttore artistico dell’OSI) quale assistente artistica. Fu la scoperta di una vocazione, che negli anni l’ha portata a diventare Responsabile della produzione artistica, poi membro della Direzione FOSI e dal settembre 2023 Direttore artistico dell’OSI. L’abbiamo intervistata per raccontarci le sfide che attendono un’Orchestra che festeggia i 90 anni di storia e che vuole essere ambasciatrice dello spirito musicale della Svizzera italiana nel mondo.
Parlando del progetto “be connected”, quali sono le esperienze più sorprendenti emerse da questa iniziativa pensata per abbattere barriere e raggiungere nuovi pubblici? Quali luoghi “non convenzionali” hanno risposto meglio alle vostre proposte?
Fra gli eventi di maggior originalità e successo cito i Lunch with OSI, i “pranzi con l’Orchestra”: speciali prove-concerto sul mezzogiorno al LAC, con pranzo take-away incluso. Il direttore d’orchestra spiega cosa sta dietro all’esecuzione di un brano, alternando aneddoti e dialogo con il pubblico a momenti musicali con l’Orchestra. E il pubblico risponde con entusiasmo.
Pensando a luoghi non convenzionali, ricordo il concerto in discoteca OSI @Vanilla del marzo 2023: un grandioso spettacolo di luci e video sotto la direzione di Markus Poschner, accostando una sinfonia di Čajkovskij alla musica minimalista. Il luogo ha risposto ottimamente alle nostre aspettative e ci ha permesso di avvicinare un pubblico decisamente nuovo.
C’è stata poi l’iniziativa “Io, tu e l’OSI”, un anno fa, quando cinquanta musicisti non professionisti hanno suonato con i professori d’orchestra in due concerti al LAC: un’esperienza eccezionale per loro, fatta di prove, emozioni e crescita personale, nonché un grande successo in sala.
Infine, ricordo i concerti per le scuole, in particolare quelli per le elementari a maggio, precedentemente dislocati in tutto il Ticino e ora con sede stabile al LAC.
L’OSI negli ultimi anni ha affrontato tournée internazionali. Quali sfide e soddisfazioni comporta portare l’identità musicale ticinese oltre i confini nazionali? Come reagisce il pubblico internazionale alle peculiarità dell’Orchestra?
Per l’OSI essere invitata ad esibirsi sui più importanti palcoscenici del mondo, dalla Sala dorata del Musikverein di Vienna alla Philharmonie di Berlino, dal Grosses Festspielhaus di Salisburgo alla Kölner Philharmonie di Colonia, in un confronto alla pari con le grandi orchestre internazionali, è un’indispensabile opportunità di crescita artistica, oltre che un motivo di grande orgoglio. Non dimentichiamo che l’Orchestra ha un ruolo imprescindibile quale ambasciatrice culturale: l’OSI diffonde una prestigiosa immagine della Svizzera italiana nel resto della Svizzera e nel mondo, godendo di un riconoscimento internazionale. È anche bellissimo, quando suoniamo all’estero, essere seguiti da un vero e proprio fans club che ci accompagna e, un po’ come per le squadre di calcio, fa il tifo per noi.
Il rapporto dell’OSI con il territorio ticinese si esprime attraverso molteplici collaborazioni. Come bilanciate la dimensione locale con l’ambizione internazionale? Quanto è importante per voi mantenere un forte radicamento nelle comunità?
Per noi il radicamento nella comunità è centrale: siamo profondamente ancorati nel territorio da ben 90 anni, da quel lontano 1935 in cui nacque l’Orchestra della Radio Svizzera Italiana, oggi divenuta una delle orchestre più interessanti di tutta Europa. Collaboriamo costantemente col territorio, con proposte e idee sempre nuove, per favorire la diffusione della musica classica e della nostra identità in ogni ambito sociale, nella convinzione che un’offerta musicale di alto livello possa portare un benessere tangibile nella vita di ogni persona. Nella Svizzera italiana l’OSI consolida giorno dopo giorno una comunità sempre più ampia e diffusa, tra pubblico fedele e persone che arrivano ai concerti per la prima volta, con particolare attenzione ai giovani.
L’OSI ha vissuto una notevole evoluzione negli ultimi anni. Quale considera il traguardo più significativo raggiunto, sia dal punto di vista artistico che umano?
Negli ultimi anni, l’OSI ha compiuto un’evoluzione che va ben oltre l’aspetto artistico. Se dovessi indicare un traguardo particolarmente significativo, direi senza esitazione: la nostra capacità di diventare una voce unica, pur rimanendo un insieme di individualità artistiche forti. Sul piano musicale, uno dei momenti più alti è stato senza dubbio la collaborazione con Markus Poschner. Con lui, l’orchestra ha trovato una nuova identità sonora: più raffinata, più compatta, ma anche più coraggiosa. Ma tra i traguardi che più mi toccano a livello personale ci sono sicuramente le iniziative rivolte al pubblico più giovane. Vedere gli occhi dei bambini accendersi la prima volta che entrano in una sala da concerto, ascoltare in silenzio, con attenzione, con dedizione… è qualcosa che commuove ogni volta. In quei momenti, la musica rivela tutta la sua forza: quella di parlare direttamente al cuore, senza bisogno di parole.
Esiste un “cuore” dell’OSI, un’anima che ne definisce l’essenza al di là delle performance musicali? Come descriverebbe questo aspetto più intimo dell’Orchestra a chi non la conosce?
Questo cuore è fatto da un’identità culturale profonda, da un senso di appartenenza, da una coesione tra musicisti, direzione e pubblico, da un vero Credo che nasce proprio dalla Musica stessa. Alla base di tutto c’è una forte passione che cerco io stessa di trasmettere. So che questa passione ce l’hanno tutti i musicisti: abbiamo una visione comune, degli obiettivi che vogliamo raggiungere. E quando si hanno degli obiettivi chiari e un forte credo, penso che venga automatico raggiungerli assieme e trasmetterli naturalmente a chi viene ai nostri concerti. È da qui che nasce il nostro pubblico, da quell’esperienza che solo in una sala da concerto, in un unico momento, si può vivere collettivamente.
Guardando al futuro, quali sono i suoi sogni più ambiziosi per l’OSI nei prossimi cinque anni? Quali nuovi orizzonti vorrebbe esplorare insieme all’Orchestra?
Ho una visione ben chiara: voglio sviluppare in maniera importante l’internazionalità dell’Orchestra, ovvero farla uscire ancora di più dai nostri confini per farla conoscere a un pubblico sempre più ampio. Perché per il valore che l’OSI ha dal profilo musicale e artistico – un valore altissimo – è ancora troppo poco conosciuta. Sono convinta che ciò sia assolutamente necessario, non solo per avere un riconoscimento esterno e internazionale, ma per far sì che la nostra regione sia orgogliosa della sua Orchestra, come quando la Nazionale di calcio esce vittoriosa da una partita al Bernabeu. Chiaramente, l’altra sfida parallela è quella di individuare il nuovo direttore principale, dopo la partenza a giugno di Markus Poschner: ci stiamo lavorando, con l’obiettivo naturalmente di mantenere questa alta qualità, che è già di per sé un’importante sfida.
Barbara Widmer
Professione: Direttore artistico
Laureata in Musicologia e Letteratura italiana a Zurigo, con un Master in Management culturale, Widmer inizia all’OSI nel 2010 come assistente artistica, progredendo fino alla direzione. Creatrice del programma “be connected”, guida l’Orchestra dal 2023, promuovendo l’accessibilità della musica classica e l’espansione internazionale dell’ensemble.






