Un po' di pazienza
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Story

Salvati dalla strada

Asha, in lingua hindi, significa Speranza. È quella che ti manca se cresci in uno slum di una megalopoli come Mumbai, se non sai dove sono i tuoi genitori, se vivi per strada di espedienti e se, ancora bambino, diventi dipendente dagli stupefacenti. 

Il percorso per uscire da questa vita ai margini, in condizioni di sopravvivenza portate sempre al limite, esiste e viene offerto dai progetti sostenuti da una Fondazione, nata a Bellinzona nel 1999. Si chiama, per l’appunto, “Asha” e in oltre vent’anni di attività ha offerto un’opportunità di riscatto a migliaia di bambini indiani orfani o abbandonati a se stessi. 

Per conoscere com’è nata e si sono sviluppati i suoi progetti abbiamo intervistato Loris Joppini, presidente della Fondazione.

Quando è stata la prima volta in India?

Nell’estate del 1990 con mia moglie Daniela, ci siamo recati a Bombay (l’attuale Mumbai, ndr). Avevamo molte informazioni sull’India, ma era la prima volta che ci recavamo di persona. Fu un viaggio speciale, non andavamo per turismo, ma per conoscere nostra figlia Prema. Trascorremmo una decina di giorni per completare l’iter dell’adozione. Le nostre cure erano tutte per lei. Ad accompagnarci era un ragazzo, che ci era stato presentato da un’amica, e che guidava un taxi ereditato dal padre defunto. Grazie alla sua collaborazione riuscimmo ad affrontare serenamente il soggiorno, visitammo la città e scoprimmo zone affascinanti, ma avemmo anche l’occasione di vedere da vicino l’esperienza drammatica che si vive negli slums cittadini. Scoprire le condizioni nelle quali vivevano le persone, osservare quei bambini abbandonati a se stessi, alla droga e alla violenza, lasciò dentro di noi il segno.

Pochi anni dopo (1994) tornai con l’amico Ivan Galli (e i suoi figli Andrea e Mattia) e decidemmo di fare qualcosa. Prima, nel 1995, nacque l’associazione, poi la Fondazione. All’inizio pensavamo di poter incentivare delle persone del luogo a offrire un servizio di ospitalità e formazione ai bambini, ma scoprimmo che se non eravamo presenti venivano facilmente plagiati e i soldi prendevano altre vie. Così ci rivolgemmo a istituzioni religiose per avere dei referenti affidabili sul territorio.

 

Com’è attualmente la situazione dove operate? La pandemia ha aggravato la situazione?

L’emergenza Covid-19 ha influenzato l’operatività dei centri di Nirmal e Lonalava. Già all’inizio della pandemia hanno dovuto sospendere le attività, situazione che, purtroppo, sta perdurando. I ragazzi sono rientrati presso le loro famiglie in attesa che riprenda la possibilità di svolgere le lezioni. I direttori dei due centri mantengono stretti contatti con i ragazzi, anche perché provengono tutti da famiglie che vivono già in condizioni di grande povertà e dove la pandemia ha accentuato in modo drammatico i disagi. Numerose famiglie che abitano nei villaggi o slums periferici, in condizioni di assoluta povertà, non riescono più a trovare il minimo nutrimento di base. In queste condizioni non vengono nemmeno rispettate le più elementari disposizioni sanitarie.

Padre Barnabé, direttore del “Salesian Center of Nerul, Mumbai”, ha riconosciuto all’inizio della pandemia il crescente disagio di queste famiglie e ha dato avvio al programma “Don Bosco Nerul Food Programm”. Ha potuto subito contare sull’aiuto di numerosi donatori e garantire a centinaia di famiglie gli alimenti base. I collaboratori del Centro Nerul e i numerosi volontari sul territorio si occupano della distribuzione degli alimenti e trasmettono anche quel minimo di conoscenze sanitarie atte a limitare il diffondersi della pandemia.

Da oltre vent’anni collaboriamo con Padre Barnabé, e molti nostri amici hanno potuto conoscerlo personalmente durante alcune nostre serate informative. Abbiamo così deciso di sostenere questa iniziativa che ha ricevuto innumerevoli riconoscimenti e sostengo. Compresa una testimonianza prestigiosa da parte della Banca privata HDFC che ci ha portato un sentimento di orgoglio.

 

Chi sono i vostri sostenitori?

Il nostro impegno in India è iniziato concretamente agli inizi del 1994. Da oltre 27 anni i nostri sostenitori ci confermano la loro stima e il loro sostegno. Sono rappresentate tutte le generazioni e diverse professioni. C’è qualcosa però che li accomuna: condividono i nostri progetti, apprezzano il fatto che le loro donazioni arrivano in modo mirato ai beneficiari. Grazie al loro costante sostegno siamo in grado di garantire la sostenibilità delle nostre attività a lungo termine. Si possono effettuare donazioni per i progetti o scegliere il padrinato. 

Abbiamo realizzato anche strutture molto importanti che hanno richiesto investimenti ingenti. In questi casi (Lonavala e Karjat) abbiano ricevuto somme importanti da una Fondazione della Svizzera tedesca.

Inoltre, ogni anno organizziamo una serata informativa. È una serata sempre molto ben frequentata. I sostenitori si conoscono, scambiano idee, presentiamo le nostre realizzazioni, spesso sono presenti anche i responsabili dei progetti che operano in loco. È molto apprezzato anche il fatto che i membri della Fondazione e i numerosi volontari hanno sempre prestato la loro opera, anche quando compiono i viaggi in India, lo fanno a titolo gratuito e pagando di tasca propria viaggio e soggiorno.

Progetti

Il nuovo stabilimento ferroviario di Arbedo-Castione

Ha un esempio di cui è a conoscenza diretta di ragazzo/a che è riuscito a ben integrarsi nella società?

Durante una nostra visita a Karjat abbiamo potuto parlare con i ragazzi che frequentavano i diversi corsi pratici. Uno di questi ragazzi aveva terminato un breve percorso di elettricista e si esprimeva in buon inglese. Era un ragazzino di strada, abbandonato dalla famiglia, e aveva trovato accoglienza nello Shelter Don Bosco.

Ha seguito un percorso di riabilitazione nei nostri centri fino a Karjat dove, dopo il periodo di formazione pratica, era pronto per affrontare la società. I responsabili del centro gli hanno trovato un locale in città quale alloggio e piccolo laboratorio. Poteva comunque rivolgersi al centro periodicamente per verificare la sua situazione. Una storia di successo ma che nasconde un percorso di vita drammatico.

 

Come si diventa un bambino o una bambina di strada? Sono orfani, abbandonati? 

I bambini si ritrovano in strada per mille e più ragioni. C’è chi perde la famiglia rimanendo orfano a causa di calamità naturali, chi scappa dalle famiglie avendo subito violenze e maltrattamenti, chi si perde prendendo un treno su cui mendicare e non trova la via del ritorno, chi viene abbandonato nelle strade, chi rimane orfano. Chi viene sfruttato per lavoro minorile e scappa dal proprio usuraio. Chi si perde cercando con i genitori il fratellino che a sua volta si era perso, come ci ha raccontato un bambino.

Vivere in strada significa essere liberi di fare quello che si vuole, ma significa anche lottare ogni giorno per la sopravvivenza. Si adattano a qualsiasi lavoro o a vendere cianfrusaglie per racimolare qualche rupia. Formano delle specie di gang per avere protezione. Poi ci sono gli adulti, gli sfruttatori, che li ingaggiano per svolgere duri lavori per un pugno di riso od offrendo droghe e creando in loro dipendenza.

 

Cosa offre una struttura come lo Shelter Don Bosco di Mumbai?

Lo Shelter Don Bosco è una casa-rifugio aperta 24 h su 24, dove i bambini e i ragazzi non si sentono costretti a rimanere e non viene loro imposto nessun vincolo. Per questo ha avuto successo: trovano protezione, adulti di riferimento (salesiani, infermiere, educatori) e affetto, oltre a un pasto caldo e a un tetto. La maggior parte è analfabeta e viene loro offerta una formazione scolastica di base. L’obiettivo è renderli indipendenti. Un altro scopo, quando è possibile, è riunirli alle famiglie. Il fatto che ciò avvenga senza imposizioni, rende possibile che moltissimi rimangano e circa la metà riesca a disintossicarsi e ricominciare una nuova vita.

 

Loris Joppini
Anno di nascita: 1944
Professione: bancario in pensione con la passione per il volontariato

Cresciuto a Roveredo, dove ha frequentato le scuole dell’obbligo e assolto l’apprendistato presso la Banca Cantonale dei Grigioni a Coira, ha collezionato diverse esperienze lavorative e linguistiche in Svizzera e all’estero. A fine 1967 approda a Bellinzona presso il Credit Suisse dove inizierà un percorso professionale che durerà per ben 40 anni fino al momento del pensionamento.

Ben prima del pensionamento ha dedicato del tempo libero al volontariato. Alcune delle esperienze più significative: subentrato al Dott. Athos Gallino quale presidente dell’Associazione Amici di Villa dei Cedri dando vita più tardi alla omonima Fondazione. 

Dal 2013 è presidente della Fondazione del Pio Ricovero Paganini Rè per gli Invalidi di Bellinzona.

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